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Progetto Settonce

Sesto d’impianto a Settonce: un’ispirazione dall’Antica Roma.

Nella tradizione agronomica italiana il termine ordo septuncialis (o settonce) deriva dal latino septunx / septuncialis, vocabolo che in origine apparteneva al linguaggio delle misure e della monetazione romana.

Per comprendere l’origine culturale di queste forme geometriche occorre risalire alla Roma arcaica.

Origini

Originariamente infatti, l’esercito romano combatteva secondo il modello della falange oplitica, una formazione compatta di derivazione greca. Tuttavia nel corso del tempo, l’ordinamento tattico romano si trasformò profondamente: la tradizionale rigidità della falange lasciò il posto al sistema dei manipoli, caratterizzato da una disposizione sfalsata delle unità. Questo schieramento, definito a quinconce, consentiva ai manipoli delle linee successive di collocarsi negli spazi aperti dalla linea antistante, aumentando la mobilità dell’esercito e l’efficacia delle sue manovre. La cultura romana riconobbe ben presto nella geometria del quinconce non soltanto un modello militare, ma anche un principio di ordine applicabile al paesaggio agrario. Le fonti antiche e la tradizione agronomica successiva sottolineano come tale disposizione permettesse di ottenere allineamenti regolari osservabili da più direzioni, unendo funzionalità ed eleganza.

Grandi autori latini come Varrone (De re rustica, I, 7, 7), Virgilio (Georgiche, II, vv. 273-283), Plinio il Vecchio (Naturalis Historia, XVII, 35) e Cicerone (De Senectute, XVII, 59-60) riconobbero nell’ordine della piantagione uno dei principi fondamentali dell’agricoltura romana. Varrone e Plinio descrivono la disposizione a quinconce come criterio di razionalità agronomica; Virgilio paragona i filari piantati con precisione a “una legione schierata in battaglia”, mentre  Cicerone celebra l’armonia, la simmetria e la bellezza del paesaggio coltivato, come espressione della sapienza dell’uomo e dell’ordine della natura.

L’evoluzione agronomica non si arrestò però al quinconce. Con il tempo si affermò il sistema detto a Settonce (septuncialis), basato su una rete di triangoli equilateri. In termini pratici, ogni albero risultava equidistante dai sei più vicini, ottenendo una distribuzione dello spazio più efficiente. Per questo motivo il Settonce venne considerato, nella teoria agronomica, uno sviluppo del quinconce e una sua forma più razionale. Il passaggio dal quinconce al settonce rappresenta così l’ultima tappa di una lunga storia in cui la geometria militare, la simbologia numerica e l’organizzazione dello spazio agricolo confluirono in un unico linguaggio dell’ordine e della misura.

PROGETTO SETTONCE

L’alberello pugliese è un antico sistema di allevamento della vite, diffuso in Puglia fin dall’età classica e perfezionato nel corso dei secoli per adattarsi alle condizioni climatiche del territorio.
Le viti vengono mantenute basse e disposte a cespuglio, riducendo l’esposizione ai venti e limitando la perdita d’acqua causata dall’elevata insolazione. Questo metodo è ancora oggi utilizzato perché favorisce la resistenza alla siccità, protegge i grappoli dal calore eccessivo e contribuisce a ottenere uve di elevata qualità.
Nel nostro vigneto a Settonce, ogni vite, allevata ad alberello, è disposta ai vertici di un triangolo equilatero; in tal modo la superficie del vigneto risulta uniformemente divisa in esagoni regolari.
Questa tecnica genera ancora oggi, più di ogni altra, una serie di effetti benefici necessari al fine di produrre vini di alta qualità:
elevata densità di piantagione;
massimo sfruttamento del terreno da parte dell’apparato radicale delle viti;
massimo equilibrio vegetativo tra le piante, che usufruiscono tutte dello stesso spazio aereo;
insolazione massima della chioma;
circolazione dell’aria facilitata;
grande agevolazione nella lavorazione del terreno, in quanto le viti formano filari in tutte le direzioni.